06 novembre 2006

BLOC: bastarda la naja (11-96) - Allerta

Nastrone concepito appositamente per la naja, per me stesso quindi, ovvero come passare indenne un anno in divisa, ma quel che è peggio lo spauracchio del dopo, un salto oltre il fosso della cazzonaggine studentesca, un passo verso quella maturitá che prima o poi arriva. (l’amore invece é arrivato).

SIDE A
1.The sunnysyde of the street – The Pogues. Abbiamo ancora in testa quelle pagine esordienti del Brizzi: che si rinneghino o meno fanno parte dell’imprinting della generazione nata a cavallo fra i ’70 e gli ’80. E se rileggendo le gesta di Alex a distanza di anni, l’imbararazzo per l’adolescente che ero é forte, devo comunque dare atto allo scrittore bolognese di avermi fatto scoprire i Pogues e quel pazzo ubriacone di Mac Gowan..
2.Smile – Pearl Jam. Sorridi, anche se hai pestato una merda. Anche se quella merda assomiglia un po' alla tua vita. Corri sull’erba e vedrai che prima o poi saltera' via dalla suola degli anfibi.
3.Off he goes – Pearl Jam. Una litania che fa male, da sentire in repeat quando sei in giro da solo con la macchina, la patente appena presa e la sensazione che anche con quella non riuscirai a scappare.
4.Stupid girl – The Garbage. Un pezzo ruffiano e accattivante della bad girl Manson. Nel gruppo anche Butch Vig, un tizio che tanto per dire ha prodotto Dirty dei Sonici, Nevermind dei Nirvana e Siamese Dream degli Smashing Pumpkins. Basta questo per il rispetto incondizionato.
5.E-bow the letter – R.E.M.. Il primo singolo che uscí, con la voce di Patty Smith a innestarsi sul mantra di Stipe. Meno male che erano avventure in alta fedeltá.
6.I alone – Live. Colonna sonora del disagio, della provincialitá cittadina, degli ideali smorzati dalla mediocritá imperante. Se non ricordo male finito anche sul nastrone di Woodstock '99, 30 anni dopo quello vero.
7.Youth Against Fascism – Sonic Youth. It’s a song I (cannot) hate. La canzone della gioventú sonica, presto diventato presto inno indie contro gli estremismi destrorsi.
8.It can’t rain all the time – Jane Siberry. Quande volte ce lo siamo detti che non puó piovere per sempre. É diventata presto una battuta ad uso e consumo di quelli che si spacciavano per cinici, ma noi ci si credeva davvero. Un omaggio ad un film, coi suoi pregi (Brandon Lee RIP) e i suoi difetti (la sceneggiatura), visto in una sala praticamente vuota e al magnifico fumetto di James O’Barr da cui é stato tratto.

SIDE B
1.Digging the grave – Faith no more. Poco prima che si sciogliessero, rimane il tempo per assaporare il refrain e i cori OI di questo pezzo del vecchio Patton.
2.Dead Souls – Nine Inch Nails. Una cover dei Joy Division, un magistrale crescendo da brividi, tanto piú se aggiunto alle immagini del Corvo che salta da un palazzo all’altro per compiere il proprio disegno di vendette. Eros e Thanatos, nulla di nuovo, ma sempre suggestione su queste note. They Keep Calling Me.
3.Leave – R.E.M. la chitarra diventa sirena straniante su un pezzo dal cantato sofferto. Pezzo migliore dell’album dei 4 di Athens.
4.Better Man – Pearl Jam. Magari ci hai pure creduto che sentendo quel pezzo saresti diventato un uomo migliore. Un uomo sarebbe giá stato tanto. E invece tutto rimaneva uguale, il soffitto sempre dello stesso colore, solo il palmo delle mani cambiava, segnato com’era dalle unghie per i pugni, stretti forte.
5.Nice Dream – Radiohead. Quando ancora i Radiohead erano comuni mortali con una marcia in piú, dall’album The Bend, l’ultimo vero album rock (io non riesco a definirli pop) della band di Yorke, prima che prendessero lidi irragiungibili ed eterei (peró dal vivo fanno ancora tremare il pavimento e la cassa toracica).
6.Smell like teen spirit – Nirvana. Immancabile. Scontata quasi, in ogni compilation di adolescente aspirante grunge. Sta di fatto che qua ce ne fottiamo delle mille storie uguali che si potrebbero raccontare. La puzza (sotto il naso) dei compagni di scuola, di umiditá nei muri scrostrati, di sudore dopo il concerto in cui persi l’orologio nel pogo imberbe risucchiato dalla cover, di lenzuola non piú fresche quando la sveglia dello stereo, impostata sul nastro da 60, prova a caricare la molla per un altro giorno di inutili supplizi medi superiori.
7.Today – Smashing Pumpkins. Oggi gira questa, perché oggi é il piú grande. La zucca lucente di Billy Corgan mentre intona questo inno in uno dei suoi ultimi concerti italiani diventa uno di quei ricordi al confine del mitologico, viene da chiedersi “ma io c’ero o me lo sono sognato?”. C’ero. Grazie a tutti, é stato bello."
Allerta

SIDE A

  1. The Pogues - The sunny side of the street
  2. Pearl Jam - Smile
  3. Pearl Jam - Off he goes
  4. Garbage - Stupid girl
  5. R.E.M. - E-bow the letter
  6. Live - I alone
  7. Sonic Youth - Youth Against Fascism
  8. Jane Siberry - It can’t rain all the time
SIDE B
  1. Faith No More - Digging the grave
  2. Nine Inch Nails - Dead Souls
  3. R.E.M. - Leave
  4. Pearl Jam - Better Man
  5. Radiohead - Nice Dream
  6. Nirvana - Smell Like Teen Spirit
  7. The Smashing Pumpkins - Today

3 commenti:

Ehol ha detto...

Pure qui vengo a rompere i maroni. Però all'ultimo concerto dei Pumpkin in Italia c'ero pure io. Ed è stato davvero bello.

Comunque mi hai stupito con i REM. E su "Leave" (quella chitarra, oh quella chitarra) siamo tutti d'accordo :)

Anonimo ha detto...

palamalaguti di Bologna? Partito in sordina e proseguito in crescendo, fino all'apoteosi del finale coi vecchi pezzi.

Perche' stupito? I REM potranno anche essere considerati mainstream, ma hanno fatto delle gran belle canzoni. Per me questo conta, aldila' del nome nuovo, del look e altre menate indie.

ps: ho scoperto che quel pezzo (gia', quella chitarra) ha valore affettivo oltre che essere oggettivamente perfetto.

allerta

Anonimo ha detto...

GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT



Finalmente liberi!

di Antonello De Pierro

Era ora! La legge che pone fine all’obbligatorietà del servizio di leva è finalmente una realtà. Termina così la girandola di amarezze e delusioni che la stragrande maggioranza dei nostri giovani, chiamati ad assolvere gli obblighi di leva, è stata da sempre costretta ad incassare, perdendone abbondantemente il conto. Il festival dell’ingiustizia, delle assegnazioni e dei trasferimenti incredibili, decisi al tavolo delle raccomandazioni e dei clientelismi, senza nessuna logica o pudore di sorta: soldati spediti da Palermo a Udine, braccia “rapite” dallo Stato a famiglie bisognose, e rampolli privilegiati, parcheggiati nell’ufficio dietro casa. Il Rubicone della vergogna, attraversato sfacciatamente dai burattinai degli uffici di leva e delle caserme, muovendo inesorabilmente i fili del destino di ragazzi impotenti, spesso sacrificati sull’altare di frustrazioni personali dei superiori, finalmente sta per prosciugarsi. La “pacchia” dei graduati, abilissimi nel sottomettere giovani inermi, facendosi scudo con le opinabilissime leggi militari, che schiacciano, marciandoci sopra con i cingoli, la loro dignità, inizia a intravedere il tramonto. Chi pulirà le caserme, i “cessi” putridi e puzzolenti, le stanze e gli uffici degli ufficiali e dei “marescialloni” spocchiosi? Chi spazzerà i cortili per ore, spettacolo preferito dalle pupille dei graduati, attenti affinché venisse raccolta anche la “cicca” più minuscola (ottimo esercizio per chi avesse voluto impiegarsi come operatore ecologico al termine del servizio di leva, ma perfettamente inutile per la formazione di un soldato)?Chi impartirà lezioni gratuite di latino, greco, matematica o fisica ai figli “somari” di colonnelli e generali, quando il ragazzo laureato preferirà affrettassi a trovare qualche spiraglio nel muro di gomma del mondo del lavoro, piuttosto che seppellire un anno della sua vita nello squallido grigiore di una caserma? Particolarmente difficile appare in questi giorni penetrare quel guscio di riservatezza, che protegge come un’armatura l’universo militare dal mondo dei civili. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha dribblato con sorprendente abilità la richiesta di un’intervista da parte del nostro giornale. Ma noi, che non amiamo assolutamente mettere il morso alla nostra inarrestabile voglia di verità, non possiamo sorvolare su gravi episodi legati alla moritura “naja”, nutrendoci al banco della nostra esperienza diretta, dove troviamo ricordi che ancora passeggiano vivi nella nostra memoria. Come possiamo non toglierci il sassolino dalla scarpa, foderandoci gli occhi con il prosciutto, di fronte alla verità che preme per scivolare tra le righe di un foglio provvisorio di giornale? Per ognuno un film lungo un anno e con all’incirca lo stesso copione, fatto di angherie, soprusi, arbitrarie privazioni della libertà personale. Un anno trascorso vivendo di nulla ai margini del nulla, con la rassegnazione pronta a spegnere immediatamente qualsivoglia ruggito di vitalità. Finalmente si volta pagina. Agli occhi di chi scrive la memoria mette a fuoco fotogrammi spaventosi. Ragazzi avviluppati dalla spirale del sistema militare, privati della volontà, della dignità stessa di esseri umani, ridotte a puro sussurro. Costretti a subire turpiloqui e ingiurie a più non posso, senza la possibilità di reagire; a mangiare con le mani e ad elemosinare un bicchiere d’acqua nella desolazione dell’Ospedale Militare di Firenze; a dormire con cinque coperte e cinque maglioni in gelide camerate senza riscaldamento (naturalmente nelle camere confortevoli degli ufficiali il caldo era insopportabile); a subire incredibili atti di “nonnismo”, a fare flessioni sulle braccia, portando il naso a due dita da una nauseante quantità di “merda”, troneggiante in bella mostra sul biancore di una “turca”. E molto altro congelato nei file mnemonici degli sventurati protagonisti. Spesso qualcuno più debole non ha retto e ha deciso di chiudere i conti con la vita prima del congedo. Con sorprendente rapidità, sugli scandali sanguinolenti, è sceso sempre puntualmente il velo del silenzio e dell’omertà.
Tutto ciò sarà presto finito. Finalmente!

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